A futura memoria

Air France-Klm ha annunciato il ritiro della sua offerta per Alitalia. La compagnia franco-olandese ha parlato di "accordi contrattuali non più validi". Intanto il titolo Alitalia è stato sospeso in Borsa. Ripubblichiamo l'editoriale di venerdì 18 aprile: "Vendere subito. L’acquirente c’è, Air France" e il ritratto del numero uno di Air France, Cyril Spinetta, fatto da Lanfranco Pace e pubblicato sul Foglio di domenica 30 marzo, "Spinetta è fatto così, molla la politica per la figlia. Ma mai le sue compagnie".
22 APR 08
Ultimo aggiornamento: 21:52 | 14 AGO 20
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Air France-Klm ha annunciato il ritiro della sua offerta per Alitalia. La compagnia franco-olandese ha parlato di "accordi contrattuali non più validi". Intanto il titolo Alitalia è stato sospeso in Borsa. In mattinata a Palazzo Chigi c'è stata una riunione sulla crisi Alitalia tra il presidente del Consiglio, Romano Prodi, i ministri dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e dei Trasporti, Alessandro Bianchi, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta. E' stato a Palazzo Chigi anche l'ex numero uno di Alitalia, Maurizio Prato. Le voci di un interesse da parte di Banca Intesa San Paolo sono state smentite dall'ad di Banca Intesa, Corrado Passera: "Nulla sul tavolo, non conosciamo la situazione. Noi ci siamo impegnati per mesi per mettere a punto un progetto molto serio di sviluppo. Da mesi però non sappiamo quale sia la situazione di Alitalia. Certamente la nostra banca, di fronte a progetti con prospettiva internazionale, non si è mai tirata indietro". Le agenzie hanno poi riportato una dichiarazione proveniente da fonti ufficiali della compagnia aerea russa Aeroflot: "Aspettiamo una specifica proposta ufficiale da parte italiana. A partire da questa specifica proposta – dicono – potremo discutere la nostra posizione, che si baserà sull'interesse della nostra compagnia e dei nostri azionisti".
Ripubblichiamo l'editoriale di venerdì 18 aprile: "Vendere subito. L’acquirente c’è, Air France" e il ritratto del numero uno di Air France, Cyril Spinetta, fatto da Lanfranco Pace e pubblicato sul Foglio di domenica 30 marzo, "Spinetta è fatto così, molla la politica per la figlia. Ma mai le sue compagnie".
Vendere subito. Perché è inutile perdere tempo con Alitalia
Caro Cav., il primo atto del suo terzo passaggio a Palazzo Chigi lo dedichi, come promesso, ad Alitalia. Tralasci le cordate tricolori, ringrazi Bruno Ermolli per il tentativo esperito, non presti attenzione alle voci – mai confermate – di ritorni d’interesse di Aeroflot, Lufthansa, Emirates, Tpg e chiuda un dossier su cui c’è stanchezza di idee e povertà di risorse. Dia mandato di chiudere l’accordo con Air France-Klm, ora che i sindacati appaiono ragionevoli. Le sei ragioni per dare il suo assenso erano riportate ieri su MF in un articolo di Richard Anderson e Doug Steenland, i capi azienda di Delta e Northwest Airlines, i quali rispondevano alle obiezioni sul merger tra le aviolinee americane cui si imputa una aspirazione monopolista. I due manager hanno rovesciato alcuni luoghi comuni sulle fusioni nel trasporto aereo. E’ falso che ai merger – scrivevano – corrispondano licenziamenti di massa, perdite di benefit per i dipendenti, aumento dei prezzi, riduzione dei servizi per i clienti o fantastici guadagni per gli speculatori di Borsa, chiusura di hub per ottenere sinergie (nel caso italiano c’è solo un cambio di hub, e Malpensa sta cercando di organizzarsi da sola). Proprio l’esempio americano dove, per non morire, un gigante come Northwest – quinta compagnia Usa, 55 milioni di clienti, 343 aerei – è obbligato a farsi assorbire da Delta, dovrebbe indurre alla presa d’atto che non si può eludere il processo di consolidamento. Alitalia è troppo piccola per volare da sola e troppo grande per fare il vettore regionale. L’unica possibilità di salvezza è sotto le ali di una grande compagnia internazionale. Certo, il Cav. un merito ce l’ha avuto. Ponendo la questione della reciprocità di trattamento della pari dignità nella trattativa, ha imposto ad Air France di migliorare le condizioni dell’offerta. Se ritiene di avere ancora degli strumenti per ottenere qualcosa in più, lo faccia. Qualcuno ritiene che sia possibile spuntare una quota del grande aggregato Air France-Klm-Alitalia, superiore all’1,49 per cento attualmente garantita dall’offerta di Spinetta. Difficile a dirsi, di sicuro c’è da vincere la resistenza olandese. Forse potrebbe spuntare la bandiera e l’inno nazionale a bordo, ma oltre non vada, la chiuda al più presto.
Spinetta è fatto così, molla la politica per la figlia. Ma mai le sue compagnie
E’ fatto così Jean-Cyril Spinetta, quando si mette un’idea in testa non gliela toglie più nessuno. Al mercato italiano e ad Alitalia pensava da tempo e allora darà filo da torcere a chiunque dopo il 14 aprile avrà la sinecura di governare l’Italia.
Per capire con chi si ha a che fare non sarebbe male dunque rileggersi la biografia, ripercorrere la carriera di un uomo che la prima volta che è sbarcato nella sede del board di Alitalia pare avesse ventitré giornali italiani sotto il braccio debitamente letti e sottolineati, che gli fumassero tanto da dire “ma che scrivono questi” e da convocare immediatamente una conferenza stampa. Dove ha fatto finta di non parlare italiano o di parlarlo male per meglio scrutare in faccia gli interlocutori e magari correggere l’interprete.
E’ nato a Parigi, ma è corso d’origine, di quelli che obbligatoriamente una volta l’anno tornano al villaggio dell’interno perché è lì la vera Corsica, dove le questioni di terra e di sangue sono per sempre. E’ corso, quindi testardo come un mulo e con la cotenna spessa dei maiali dell’isola. E’ nato il 4 ottobre 1943, bilancia, come si sa un segno di aria. Comunque la sua parte di cielo nel giorno della nascita era piena zeppa dei pianeti che contano e ne è venuto fuori uno strano cocktail degli elementi che reggono il principio costitutivo della vita: poco più di un quarto di terra e di fuoco, pochissima acqua e quasi una metà di aria. Quando si dice un predestinato. D’altronde ha una grande passione per la montagna, la roccia, la parete. E poi fuma Gitanes, rigorosamente senza filtro, come Serge Gainsbourg, poeta e compositore maledetto che fu vittima serena e consenziente dell’alcol e del tabacco.
E fin qui sarebbe un personaggio certamente interessante, ma nulla più. Anche il fatto che lavori sedici ore al giorno sei giorni su sette, non basterebbe a distinguerlo dai tanti servitori dello stato sfornati dalle grandi scuole francesi. Quello che fa di Jean-Cyril Spinetta un caso unico è che ancora oggi che è un manager e quindi obbligato a fronteggiare scioperi o a tagliare teste è culturalmente e intimamente un uomo di sinistra. E’ questa l’aria che respira fin da bambino in una famiglia laica e socialista dove a tavola era abitudine parlare di fatti e gesta del prozio lontano parente di Jean Jaurès, dello zio che fu fra i fondatori della Sfio e del sindacato Force Ouvrière. Di sinistra è l’aria che respira persino all’Ena nell’anno 1972, promozione “Charles de Gaulle” la più ribelle nella storia della Scuola nazionale d’amministrazione, dove Alain Juppé che fu suo compagno di corso e sarà il primo ministro di Jacques Chirac era la mosca bianca. Gli allievi di quell’anno, anche i primi classificati, i migliori, scelsero incarichi nei comparti meno nobili della pubblica amministrazione rifiutando stage ben più prestigiosi all’Ispezione delle finanze, alla Corte dei conti o al Consiglio di stato. Spinetta andò alla direzione dei licei al ministero della Pubblica istruzione. Con questo imprinting di attenzione quasi ansiosa per il mondo del lavoro, per la scuola e la formazione professionale, non poteva che trovarsi a metà degli anni ’80 nel Ps nella corrente che già allora sembrava più vecchia di altre ma almeno poteva vantare radici nobili nelle miniere di carbone e nelle fabbriche siderurgiche del nord. Spinetta diffida di François Mitterrand che considera un mezzo democristiano e detesta i fighetti parigini caviale e cachemire. Per anni sarà il principale collaboratore e il braccio destro di Michel Delebarre, che nei governi socialisti fu successivamente ministro del Lavoro, dell’occupazione e della formazione professionale, dei trasporti, uomo di grande competenza ma anche il meno telegenico che ci sia nell’era della politica spettacolo. E’ l’ ombra del ministro quando c’è una conferenza stampa, si tiene defilato, quasi una presenza slavata: è l’uomo che sembra che non ci sia mai ma invece c’è sempre, ogni cosa passa per le sue mani.
Pensa di entrare nella politica attiva. Si presenta al Parlamento in un collegio del nord, ma durante la campagna elettorale gli nasce una figlia. E’ sordomuta, lui pianta tutto e si consacra interamente alla bambina. Ha bisogno di me, dice: cerca ovunque, quasi si inventa un metodo nuovo per curarla, per renderle più agevole lo studio, la comunicazione. Crea un’associazione, fonda scuole ad hoc. Oggi la figlia ha trenta anni ed è una rinomata professionista del management. Quando nel 1990 è nominato presidente di Air Inter, la compagnia aerea interna, riceve il battesimo del fuoco: un Airbus 320 si schianta in Alsazia. Passeggeri piloti e personale di bordo muoiono tutti, due dirigenti della compagnia vengono incriminati, lui si presenta dal magistrato dice che la responsabilità è sua, chiede di essere incriminato al loro posto: da allora ogni anno nel giorno dell’anniversario va a raccogliersi di fronte al monumento che ricorda la sciagura. Quando arriva alla guida di Air France, trova la compagnia di bandiera in cattiva salute: debiti, perdite di gestione, diciassette sigle sindacali e quella strana abitudine di fare sciopero prima di intavolare la trattativa. Convince i responsabili sindacali a sedersi al tavolo, di fronte al negoziato non si è mai tirato indietro e non ha mai mostrato il minimo segno di stanchezza: fa disdire tutti i suoi appuntamenti della settimana e tiene inchiodata la controparte per giorni e notti.
I piloti guadagnavano 40 per cento in più che alla Lufthansa: li convince a farsi ridurre lo stipendio in cambio di azioni Air France. Si sono fidati di lui: è leale, non è mai venuto meno alla parola data, dicono. Il nuovo inquilino dell’Eliseo, Nicolas Sarkozy, si è ben guardato dal mandarlo via: sarà di sinistra ma è anche dannatamente bravo. Oggi che ha acquisito la Klm ha dovuto adeguare il suo trattamento a quello del presidente e amministratore delegato olandese: guadagna così 1.237.740 euro l’anno, 600.240 in stipendio e 637.500 in bonus. Non ha stock option. Guadagna meno della metà del presidente della Lufthansa. E meno di un terzo di quanto guadagnavano Giancarlo Cimoli e i suoi predecessori alla testa di Alitalia.
Jean-Cyril Spinetta dovrebbe andare in pensione questo autunno. Se veramente molla a soli 65 anni, consigliamo a Berlusconi di prenderlo, non per il Milan, non per l’Alitalia, ma per Palazzo Chigi.
di Lanfranco Pace